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FLUXUS E IL MONDO DELLA FISICA QUANTISTICA Enrico
Pedrini I confini tradizionali che
separavano l'individuo dall'ambiente iniziano a dissolversi, portandoci verso
una nuova sensibilità dove l'identità non è più separata dall'ambiente, come
contenitore neutro delle nostre attività. Tale ambito, che è sempre più
costituito da informazioni trasparenti, istantanee ed interattive, si va sempre
più definendo come "un'ipercoscienza attiva in uno stato permanente di
flusso e di cambiamento". La necessità di una nuova autenticità nasce
appunto da una ricerca profonda non solo
delle nostre radici umane e storiche, ma soprattutto da un impellente bisogno
di nuove etiche flessibili. Ciò è realizzabile attraverso la discontinuità e la
contiguità dei nostri mondi possibili che sono identità immaginate e vissute
per sé stesse. Esse vivono in relazione ed interazione con altre sfere,
condividendosi. A differenza dell'uomo-massa della
televisione, che era una persona intrappolata in un mondo confezionato per lui
dalle "industrie della coscienza", l'uomo-informazione non è un
semplice consumatore, ma è diventato produttore e agente. La sua velocità
rappresenta l'accesso istantaneo alle cose e alle informazioni e la sua realtà
psicologica e tecnologica è in continua espansione. L’accesso ai mondi
possibili allarga quindi il raggio della nostra cultura in profondità, sia che
sondi i mondi non accessibili in precedenza, sia che esplori la materia, lo
spazio, il tempo con tecniche di accesso fisiche o mentali dei tutto nuove. Derrick
de Kerckhove afferma che se la televisione ha creato la nozione di
"uomo-massa", i computers hanno intro-dotto la definizione di
"uomo-velocità" sopratutto legata alla velocizzazione
dell'infomazione. Infatti per gli artisti espandere
la comunicazione verso nuovi mondi infiniti offre loro la capacità di creare
nuove opportunità linguistiche, che dissolvono le strutture delle gerarchie
precedenti. “Immaginare mondi nuovi" diviene pertanto l'impegno del loro
operare, mentre essi vedono, nell'atto che genera universi autonomi, il solo
modo di liberarsi dalla serializzazione e normalizzazione dell'esistenza. Ci sentiamo liberati dalle
costrizioni di un'unica coincidenza fra il luogo e il tempo, al punto da essere
ovunque pur restando in un solo posto. Siamo attualmente in grado di espandere
la nostra identità psicologica oltre i confini dei nostro corpo e della nostra
pelle. Infatti la sensazione fisica di poter essere altrove, in quanto i nostri
sensi operano ovunque sul pianeta, è soprattutto un'esperienza tattile e non
visiva. Ma come siamo arrivati a questa
nuova attitudine dell'uomo e a questa pluralità di ruoli e flessibilità di
comportamenti? Indubbiamente verso la
fine degli anni '50 il modello americano, basato sulla grande flessibilità del
mercato del lavoro, sulla minor presenza di reti sociali rispetto a quelle
europee e certamente fondato su di un'economia meno garantista e meno
socialmente costosa, trova una più tempestiva capacità di adattamento ed una
maggior elasticità al cambiamento. Infatti la grande duttilità di
trasformazione propria dell'ambito americano, generata e sorretta da
un'istintiva attitudine alla sperimentazione e alla naturale aderenza
all'innovazione tecnologica, favorisce certamente una costante vitalità ed un
dinamismo sconosciuti alla rigidità e fissità europee. Lo scontro tra i due
modelli si manifesta sempre più evidente, mettendo in risalto i fondamenti
filosofici e politici che li sorreggono. In questo confronto l'approccio
conoscitivo e pragmatico del Nuovo Continente evidenzia le proprie valenze di
grande flessibilità, interdisciplinarietà, interazione e mutabilità:
caratteristiche che appartengono ad un contesto di cultura che si muove in
parallelo alle istanze della meccanica quantistica, mentre il continente
europeo manifesta una rigidità deterministica ancora legata ad un ambito
relativistico di tipo einsteiniano. L'Europa si interroga
continuamente ancor oggi sull'essenza bifronte della tecnica, la quale, se da
un lato rappresenta la realizzazione compiuta della metafisica, dall'altro,
attraverso il pensiero antimetafisico della differenza, finisce coi porsi come
mondo che va oltre la metafisica stessa. Pertanto nel Vecchio Continente la
previsione tecnologica si pone nella condizione di dar vita ad una meccanica
sociale gradualistica, nella quale ogni intervento è di dimensioni limitate,
cosi da poter correggere gli errori continuamente commessi. La rigidità europea
trova appunto fondamento categoriale in questo irrisolto rapporto dialettico
tra metafisica e scienza. L indeterminatezza dei mondo
statunitense si scontra quindi con la determinatezza e la non flessibilità dei
contesto dei Vecchio Continente, deciso a difendere la propria identità storica
e rigidezza ideologica. Cosi quando Heisenberg scopre il
Principio di Indeterminazione nel 1927 e Bohr il Principio di Complementarietà,
questo nuovo sapere trova una forte adesione nel mondo dei fisici americani.
Tali principi infatti affermano che il mondo della Fisica è un mondo
contemplato dal "di dentro" e viene misurato da apparecchi che sono
parte di esso e soggetti alle sue leggi. Infatti il Principio di
Indeterminazione rompe il determinismo nel suo principio di causa ed effetto,
che risaliva ancora alla Fisica Classica di Newton, (dove ad una causa
corrispondeva necessariamente un effetto), per sostenere un'altra istanza
epistemologica: la sorgente casuale di un fenomeno rappresenta la probabilità
(e non la necessità) della sorgente casuale di un altro fenomeno. Il concetto
di "caso", tanto caro ai Dadaisti e a Duchamp, diviene quindi
"probabilità che genera continuamente nuove possibilità ed
evenienze". Gli studi di statistica trovano un forte motivo di sviluppo
partendo appunto da tale approccio della realtà. Nei 1932 Anderson ottiene una
fotografia nitida di una particella che chiama "positrone". I
positroni erano il nuovo tipo di materia-antimateria che l'americano Dirac
aveva teoricamente previsto qualche anno prima. Infatti Dirac era arrivato a
mettere a punto una nuova concezione dei "vuoto", come un mare senza
fondo, occupato da elettroni di energia negativa. Il vuoto diventava quindi non
più uno spazio vacuo e privo di elementi al suo interno, ma un luogo occupato
da energia negativa. Da quel momento divenne chiaro che quasi tutte le
particelle hanno un'antiparticella uguale di massa ma di carica opposta. Quando
le particelle e le antiparticelle si incontrano, si annichilano, producendo
luce. Il concetto di materia e antimateria, particella ed antiparticella
richiama e visualizza la nozione di positivo e negativo ed apre la possibilità
di una nuova indagine nel campo della negatività. La possibilità della materia
di presentarsi poi sotto tre forme diverse: l'energia", "materia
universale" e "radiazione" (in quanto tutte le particelle elementari
possono, ad energie sufficientemente alte, essere trasmutate in altre
particelle), ha aperto inediti orizzonti all'arte, che può cosi allargare la
propria indagine verso nuovi campi della conoscenza e spingersi verso inattesi
sconfinamenti linguistici. E’ bene
sottolineare che in questa nuova microfisica i fenomeni studiati non possono
prescindere dagli effetti o azioni di disturbo provocati dall'osservatore, che
viene pertanto assunto come parte integrante dei fenomeno. I Principi di Indeterminazione e
di Complementarietà, l'apertura al campo della negatività mediante la
dimensione dell'antimateria e gli studi sulla fusione dell'atomo trovano
sostegno e possibilità di incremento sopratutto oltreoceano. La figura che ha
meglio interpretato questa nuova frontiera non poteva quindi essere che
americana, in quanto questo modo di porsi al mondo era connaturato a
quell'ambito. Chi ha fatto affiorare in superficie tale contesto e lo ha
promosso in musica e nell'arte e negli altri campi della cultura è stato John
Cage, antesignano non solo dei movimento dell'Happening ma dello stesso Fluxus.
Egli non ha solamente introdotto le nuove categorie della probabilità nella
musica, nell'arte, nel teatro, ma anche il concetto di complementarietà, di
indeterminatezza e di interdisciplinarità. L’arte con il suo lavoro può quindi
staccarsi dal proprio specifico e, abbandonati gli strumenti dei proprio fare,
privilegia sopratutto il proprio statuto di veicolo di informazione e di
messaggio. Nel 1952 questo autore, in uno spettacolo eseguito al Black Mountain
College, ha combinato insieme vari elementi: l'azione scenica indeterminata e
senza matrice, la struttura a compartimenti ed un nuovo rapporto espressivo tra
pubblico e rappresentazione. In questo evento si avverte il concetto di
coesistenza e mutabilità della materia quantica, in quanto gli elementi ed i
materiali della rappresentazione rimangono indeterminati e complementari. Per
Cage la musica si avvicina alla vita, la quale è in grado di fornire, se la si
ascolta attentamente, un'infinita quantità di elementi musicali. Il rumore in
quanto parte della vita e dell'esperienza di tutti i giorni è concreto ed entra
insieme al silenzio nel suo lavoro. Quindi più che un produttore di suoni egli
viene a rivestire il ruolo di ascoltatore, che può far emergere la musica. Ne
deriva che la musica stessa, come il ready-made di Duchamp, è già fatta e per
identificarla bisognerà solo sceglierla, oggettivarla e nominarla. Ogni spunto
che deriva dalla vita reale può quindi divenire musica e questo spiega l'immissione
nella musica stessa dei silenzio, dei rumori, delle storie parlate, etc. Nelle
sue performances sono inoltre inclusi la voce, il corpo, gli oggetti e gli
stessi strumenti musicali, quali il "piano preparato” e il
"watergong". Con l'avvento dei lavoro di John
Cage ci troviamo di fronte ad un grande salto evolutivo (che ho chiamato anni
fa nel libro La Macchina Quantica e la Seconda Avanguardia l'arte
dei “Fuori Quadro”), in quanto l'arte cessa di essere fenomeno estetico per
diventare un fenomeno totalmente quantitativo ed informativo. Questa arte del
“fuori quadro” non si fonda più sull'esperienza di un'opposizione (come per
esempio la pittura che si autoponeva come contrario della fotografía), bensì
procede al dissolvimento di ogni opposizione essenziale tra l'arte e il suo
"altro", tra il concetto di verità e quello di storia. L’arte, non
avendo più un opposto e non ponendosi più come vero, va al di là dei concetto
dialettico del superamento. L'arte che fonda il proprio statuto non più sul
significato, bensì si pone nell'area di un nuovo significante al di là dello
stesso significato. Essa finisce per collocarsi nello
spazio dell'evento, uno spazio nichilistico i cui mezzi dialettici, articolati
sulla non contraddizione e sulla sintesi, vengono meno. Più che una volontà
libera da vincoli ci troviamo di fronte ad una assenza di volontà, mediante la
quale le opere finiscono per essere una successione di eventi. L'ordine dei
mondo non è più un "tutto fatto"; è invece, contraddittoriamente ed
interattivamente, "in via di farsi". La rivoluzione linguistica avviata
da John Cage nel campo della musica, dell'arte, della danza, dei teatro, nella
letteratura e nel l'architettura trova una successiva riformulazione e
teorizzazione nei due movimenti degli Happenings e Fluxus. Queste due correnti
di pensiero possono trovare una comune origine nei corsi tenuti da Cage nel
1958 al seminario della New School for Social Research a New York, nella 112a
strada West. Cage invita George Brecht e Jackson MacLow a presentare i propri
lavori sulle varie possibilità dei l'indeterminazione. Allievi partecipanti a
tali corsi sono: Allan Kaprow, Al Hansen, Dick Higgins e i compositori Richard
Maxfield e Toshi Ichiyanagi (primo marito di Yoko Ono); visitatori meno
assidui: Jim Dine e George Segal. In un secondo tempo si aggiungono
forti personalità che provengono dalla West Coast, quali Simone Forti, Robert
Morris, Walter De Maria, Terry Riley, ecc. Essi portano con sé dalla California
alcune idee provenienti dall'Estremo Oriente. Lo stesso Cage aveva sviluppato
la propria attitudine all'indeterminatezza acquisendola dal pensiero Zen.
Queste individualità influenzeranno in modo determinante la danza ed alcune
forme d'arte successive a Fluxus, quali la Minimal Art, la Land Art, la New
Music, ecc. Nello stesso anno Allan Kaprow
esegue uno dei suoi primi happenings dal nome Untitled. Nell'estate dei '59 La Monte Young scopre l'indeterminazione
a Darmstadt al Seminario di Stockhausen dal titolo “La composizione come
processo”, dove Cage sviluppa le sue idee sulla musica. Nel 1960-61, sempre
alla New School for Social Research, La Monte Young studia la musica
elettronica con Richard Maxfield e porta avanti un nuovo concetto in musica:
“un solo punto di concentrazione, su un solo elemento”. Nel 1960 un lituano di nome George
Maciunas, diplomato in Storia dell'Arte e in Musicologia, incontra nella scuola
di Maxfield La Monte Young, che lo introduce alle problematiche
dell'Avanguardia. Aperta una galleria a New York, egli presenta Dick Higgins.
Nel 1961, appare per la prima volta il termine FLUXUS, su di un invito a
partecipare a tre conferenze dello stesso Maciunas su "Musica Antiqua et
Nova". In tale occasione si chiedeva un contributo di tre dollari per
aiutare la pubblicazione della rivista Fluxus". Quello stesso anno Maciunas
prepara il libro An Antology promosso da La Monte Young e da Jackson MacLow;
libro che verrà pubblicato solo nel 1963. Nel novembre del 1961 Maciunas
entra in contatto in Germania con Nam June Paik; incontrerà poi Wolf Vostell
nel suo studio di Colonia nell'aprile dei '62, mentre il 16 giugno dello stesso
anno Nam June Paik organizzerà il concerto "Neo-Dada in der Musik". Già dal 1958 la musica di Cage si
era diffusa in Europa. Sappiamo infatti che Nam June Pailk assiste nell'ottobre
di quell'anno, alla Galleria 22 di Düsseldorf, al Music Walk di Cage. Lo
stesso anno a Nizza Ben Vautier ha un incontro determinante con Yves Klein e
Arman. Nel 1959 Wolf Vostell crea in Germania i suoi primi Dé-collage-TV
e nello stesso periodo a Firenze Silvano Bussotti esegue Piano per David
Tudor e frequenta l'Associazione “Vita Musicale Contemporanea”, dove
incontra Giuseppe Chiari e il musicista Pietro Grossi. A presiedere tale
associazione verrà successivamente chiamato il fisico quantistico Giuliano
Toraldo di Francia. Molti sono gli artisti che portano
avanti il proprio pensiero sull'indeterminazione nelle varie nazioni e questo
loro lavoro viene identificato e attestato nel Settembre dei 1962 a Wiesbaden
nel “Fluxus Internationale Festspiele Neuester Musik”. Questo grande raduno
nella città tedesca viene ormai considerato come la testimonianza storica dei
Movimento Fluxus, in quanto primo luogo di incontro di tanti operatori
artistici che, nelle loro diverse attitudini, interpretano tale nascente
visione dei mondo. Questo modo di intendere la realtà era contenuto nella
musica di John Cage, che veniva diffusa nel pianeta intero attraverso i suoi
dischi ed amplificata dai media, in quanto, per diffondere l'idea di
aleatorietà ed indeterminatezza non era più necessaria la presenza diretta
dell'autore, ma era sufficiente l'ascolto della sua musica trasmessa dai mezzi
di comunicazione allora disponibili. Agli artisti fin qui citati vanno
quindi aggiunti i nomi di: Robert Filliou, Bob Watts, Charlotte Moorman, Henry
Flint, Alison Knowles, Geoffrey Hendricks, Ben Patterson, Yoko Ono, Eric
Andersen, Philip Corner, Emmett Williams, Ken Friedman, Joe Jones, Ray Johnson,
Takako Saito, Ay-O, Milan Knízak, Arthur Kópcke, Tomas Schmidt, Takehisa Kosugi,
Chieko Shioni, Daniel Spoerri, Robin Page, Al Hansen, Larry Milier, Serge III,
Jean Dupuy, Carolee Schneemann, Joseph Beuys (che si è unito a Fluxus nel
1963), ecc. Con l'introduzione dello
spettatore nella rappresentazione nascono gli "happenings": rappresentazioni
senza matrici, in quanto gli interpreti non portano con sé un mondo creato,
cioè una realtà inventata di luogo e di tempo. Essi non sono personaggi e non
producono alcuna modificazione della personalità dell'attore, come avviene a
teatro. Nell'happening la funzione degli interpreti ha lo stesso peso di quella
degli oggetti di scena. L'artista, in questo caso Allan Kaprow, che ne è il
fondatore e promulgatore, controlla e dirige l'intero svolgimento ed è parte
integrante dell'azione, che viene eseguita con l'aiuto di amici e conoscenti
nei luoghi più diversi: soffitte, negozi, palestre, cortili, ecc. L'artista
raggiunge in tal modo l'integrazione di alcuni elementi quali l'environment, le
composizioni, il tempo, lo spazio e la gente che vi partecipa. Gli happenings
si presentano come strutture a compartimenti, a isole, le cui immagini sono
evocative e tendono a sfuggire i confini di appartenenza ad una struttura
unitaria, in quanto sono legati tra loro solo da un rapporto emozionale e
costante, in cui il reale diventa occasione dei possibile e dell'indeterminato. Il 1962 può essere ricordato come
l'anno che presenta più avvenimenti: nuove tematiche invadono la musica, la
danza, il teatro. Si formano gruppi che poco dopo si sciolgono e si ricompongono,
creando matrici per nuove azioni e nuovi happenings. La società è in crescita e
l'economia vive il periodo più florido della sua storia; gli indici economici
di quegli anni lo testimoniano. Il grande espansionismo
industriale e dei consumo di massa, la grande urbanizzazione e il massimo
futuro che accompagnavano quegli anni di speranza sono vissuti dagli artisti
come entusiasmo a rendere visibile il loro processo di appropriazione dei segno
urbano attraverso festivals, azioni, happenings e comportamenti. Nell'esaltazione della crescita
economica che portava con sé la fiducia di un sempre più prospero futuro e
sotto la spinta dei nuovo sapere che cercava la propria accettazione nella
società, l'arte diviene per l'artista Fluxus il luogo totale, disponibile ad
accogliere qualsiasi possibilità creativa, sia come personale proposta di se
stesso, della propria fisicità, che come visualizzazione degli oggetti
impiegati, a volte come utensili, nella comunicazione con gli spettatori. Attraverso la rimanipolazione e
trasformazione, a volte violenta, dei media, quali gli apparecchi televisivi e
radiofonici, le fotocopie, i giornali, gli strumenti musicali e gli spazi
scenici, gli artisti Fluxus operano linguisticamente il recupero delle
tecnologie allora dominanti. Al di là dell'oggetto e dei
supporto, dove si erano fermate alcune poetiche artistiche, quali il Nuovo
Realismo e l'Azimut, questi artisti si spingono nell'indagine delle sacche dei
negativo, un campo non ancora esplorato, e tentano di rivelare una nuova quiddità
che l'evento ha in sé: la totalità dei quotidiano. Un quotidiano che vive il
nuovo mutamento radicale dei nostri rapporti con le cose e con gli altri: la
perdita della consistenza materiale degli oggetti della percezione, diventati o
che diventeranno, per una nuova sensibilità particolarmente diffusa tra gli
abitanti della metropoli, veri e propri “immatériaux”, simulacri evanescenti e
seriali. Ed è per questo che il movimento Fluxus, nella costante presa di
coscienza dei livelli plurimi della vita, ha in sé l'irruenza e la volontà dei
cambiamento dei mito, proprio dei Futuristi. Contrariamente a questo grande
movimento dei primi dei secolo, la cui azione era rivolta alla rappresentazione
dei dinamismo tecnologico e industriale della civiltà moderna, Fluxus volge la
propria attenzione al "daily life" dei villaggio globale, alla
megalopoli elettrica dei futuro, fondata sul primato dell'informazione, dove il
ruolo dell'uomo non è più legato alla fatica dei lavoro, ma al tempo libero. Un quotidiano che sottende alla
rinuncia al possesso di se stessi, all'unità della personalità, in favore della
pluralità. Non esiste più un sé vero e proprio, ma diverse versioni tutte
legittime di ciascuno. Siamo tanti individui, tanti ruoli, quante sono le
situazioni e i giochi sociali entro cui siamo inseriti. L'individuo arriva ad
immaginarsi fornito di diverse biografie possibili, declinabili al futuro, in
forme e figure diverse. Si può essere tanti individui potenziali in uno, si può
vivere in un mondo in cui si partecipa a più mondi vitali. L'artista, trovandosi di fronte
alla proliferazione continua e molteplice di nuovi linguaggi e di nuove
conoscenze, porge attenzione ai materiali di poco pregio dell'esistenza
quotidiana ed ai codici sotterranei che la muovono e la impregnano quali il
foglio di carta, il frammento, l'oggetto d'uso, i materiali poveri, la
struttura minima, la discontinuità, l'interdisciplinarietà, il linguaggio dei
corpo, l'immagine fotografica, ecc. Ed è soprattutto il movimento
Fluxus, in cui confluiranno alcuni artisti dell'Happening, che porta avanti
queste nuove possibilità linguistiche, rompendo con l'oggetto per porsi come
azione e comportamento. L'arte nella sua nuova immagine quantica, diviene
documento, pratica, percorso, informazione ed il problema di valore si sposta
dal campo estetico a quello etico. Non è casuale che il movimento
Fluxus contemporaneamente nasca e si sviluppi con la diffusione della
televisione, in quanto tale problematica artistica evidenzia il fenomeno della
de-realizzazione dei dato reale operato dai media. E ciò avviene attraverso la
visualizzazione della nuova realtà dell'immagine sullo schermo dove la stessa
perde la consistenza concreta delle cose per diventare immagine trasmessa,
apparenza filmica della effettività dei mondo. Con la diffusione del mezzo
televisivo siamo stati sempre più coinvolti nella quotidianità, cioè
nell'evidenziazione dei dafly fife quotidiano, che si esprime mediante l'idea
dei contingente e dei precario legato alla vita di ogni giorno. Tale presenza
toglie consistenza all'individualità dei singolo e mette in luce, attraverso la
partecipazione emotiva all'esistenza degli altri, la rinuncia al possesso di
sé, cioè dell'unità della personalità in favore della pluralità. Per Fluxus si
può essere tanti individui in uno, si può vivere in un mondo in cui si
partecipa a più mondi vitali. La nuova etica che nasce con il movimento Fluxus
non si basa più sul divieto assoluto, in quanto ora i divieti ammettono
"eccezioni". Tale etica mette in prima linea 1a qualità della
vita" e la sua attenzione si sposta non solo verso un adeguato benessere,
ma soprattutto sul rispetto delle scelte autonome. Responsabilità e doveri
dell'uomo sono quindi da ripensare in relazione alle nuove dinamiche
dell'economia, della tecnoscienza e dell'industrializzazione. George Maciunas, per meglio
esprimere quest'arte che ha perso il proprio centro, la finalità dei mercato,
la confezione dei prodotto, che non vuoi essere qualcosa di preciso, di
determinato e di durevole, affermava: "L’arte deve essere semplice,
divertente, senza pretese, deve coinvolgere cose insignificanti senza
richiedere alcuna abilità particolare... Tutto può essere arte e chiunque può
fare dell'arte". Non ha bisogno di opporsi all'avanguardia nella lotta
della supremazia. Si accontenta delle proprietà monostrutturali di un fatto
naturale semplice, di un gioco o di una gag.
E’ un melange di vaudeville, di gag, di gioco infantile, di Spike, Jones
e di Duchamp". “E’ l'arte dell’indeterminazione,
del tutto e nello stesso tempo dell'inverso di tutto". L'infinita varietà
di soluzioni corrisponde all'infinita varietà dei fenomeni particolari
possibili. Fluxus è un'attitudine dei possibile, come l'immagine quantica è una
possibilità dell'indeterminato. Prima di questo movimento gli
artisti erano divisi da matrici culturali, dalle diverse distanze geografiche e
da diverse poetiche. Fluxus vuole rompere queste divisioni, queste
frammentazioni, per creare una comunità unica e globale in cui tutti possano
entrare ed uscire liberamente. Infatti questo movimento si presenta planetario
fin dalle sue origini, dagli Stati Uniti d'America al Giappone, all'Europa,
come punto di riferimento di un'attitudine, di un modo di essere verso le cose,
le persone e le istituzioni. Attraverso lo scardinamento degli
specifici artistici Fluxus diviene possibilità di sconfinamento ed apertura,
che crea un flusso, "attraverso il quale l'arte acquista il movimento
della vita". L’arte quindi non rappresenta più
la realtà ma coincide totalmente con questa. Non esiste più la pittura, la
scultura, la poesia, la musica, bensì un evento che ingloba in sé tutte le
discipline esistenti. Attraverso la nozione dei tempo che deriva dalle dottrine
orientali Zen, come susseguirsi incessante di attimi che qualificano non solo
accadimenti straordinari, ma anche quelli anonimi e quotidiani, il tempo
dell'arte Fluxus rispetta la scansione dei tempo della vita. Lo spazio,
scavalcato il limite dello spazio istituzionale, quale il quadro e la galleria,
diviene lo spazio della comunicazione sociale, estensibile all'infinito, che
collega realtà diverse lontane fra loro. Il rifiuto di recitare poi il ruolo
dell'artista di professione, evitando il circuito delle gallerie genera in
questi operatori la volontà di comunicare tra loro, promuovendo un proprio
ambito di ascolto. Usano per tale scopo materiali insignificanti, come pezzi di
carta, fotocopie, piccoli oggetti. Per gli artisti Fluxus anche questi piccoli
documenti assumono un grande valore di testimonianza pari al manufatto
artistico in quanto attestano un accadimento quotidiano. Attraverso il sistema
postale tale messaggio può raggiungere qualsiasi destinatario ed istituire una
rete di comunicazione. Attraverso questi mezzi di informazione nasce un altro
grande apporto di Fluxus alla Storia dell'Arte: la “Mail Art" iniziata da
Ray Johnson e George Brecht nel 1963. Oggi le e-mail della rete internet
realizzano nei computers ciò che Fluxus aveva intuito e promosso molti decenni
prima. Fluxus è certamente un movimento
legato al futuro perché lo ha interpretato, anticipato e svelato. La sua attualità risiede appunto
nella forza e lucidità con cui ha previsto l'avvenire. |
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